Dopo l’udito, con questo articolo passiamo all’esplorazione del tatto; un senso importantissimo che ci permette di fare esperienza e di com-prendere il mondo intorno a noi.
Introduzione
Immersi nella quotidianità di questa società moderna, la quasi totalità delle nostre esperienze viene mediata dalla vista: il nostro sguardo è sempre direzionato verso un determinato dettaglio, che viene poi processato razionalmente attraverso la mente.
I dati parlano chiaro: trascorriamo la maggior parte del tempo seduti, mediamente più di 3 ore davanti al cellulare e più di 4 ore davanti allo schermo di un computer.
Viviamo prevalentemente immersi in ambienti artificiali, a contatto con superfici uniformi e prevedibili: schermi, plastica, metallo, tessuti sintetici non permettono la grande varietà di stimoli tattili che il nostro corpo è programmato per percepire.
E, la conseguenza peggiore di questa limitatezza sensoriale è che, con il tempo, questa riduzione dell’esperienza tattile modifica anche il modo in cui percepiamo noi stessi.
“Prendere per comprendere”, diceva spesso uno dei nostri insegnanti.
Ed è proprio così: basta pensare che l’area del cervello deputata alla traduzione degli stimoli tattili che le nostre mani sono in grado di percepire è decisamente più estesa, rispetto ad aree cerebrali che controllano porzioni di corpo più grandi.
E per verificare questo assunto, basterebbe osservare un bimbo molto piccolo: non appena sarà in grado di afferrare gli oggetti, continuerà a farlo ripetutamente. Attraverso questo tipo di attività, imparerà a scoprire il mondo che lo circonda, ne farà esperienza partendo proprio dalle sue mani, dal senso del tatto.
All’interno delle esperienze basate sul Forest Bathing che proponiamo dal 2019 nei boschi della nostra Liguria, il tatto viene largamente sollecitato anche grazie al contatto con la Natura, che ci riporta inevitabilmente alla dimensione corporea.
Non tanto con tecniche particolari, ma grazie alla varietà sensoriale dell’ambiente naturale: la consistenza del terreno, la temperatura dell’aria, l’umidità, la corteccia degli alberi, il vento sulla pelle, il peso del corpo mentre camminiamo e che si riflette sugli stimoli che riceviamo nelle piante dei piedi.
Esperienze semplici, ma capaci di riportare la nostra attenzione al corpo in modo molto concreto ed accessibile a tutti.

Il corpo nel quotidiano
Nel quotidiano, il corpo viene spesso lasciato in secondo piano, rispetto alla mente; molte attività richiedono attenzione mentale continua, mentre la percezione corporea rimane perlopiù sullo sfondo delle nostre giornate.
Siamo abituati a camminare senza ascoltare la qualità del nostro movimento e dei nostri passi; a toccare distrattamente, senza portare alcuna attenzione – o quasi – su questo gesto; attraversiamo gli ambienti, senza entrare realmente in contatto con essi – in sintesi, non ci lasciamo toccare.
Anche le superfici con cui interagiamo tendono ad essere standardizzate: sono per lo più uniformi e lisce, hanno pattern prevedibili che non ingaggiano attivamente processi cerebrali impegnativi e sono in gran parte pensate per ridurre attrito e variabilità.
Il risultato è che, progressivamente, l’esperienza tattile si impoverisce.
Il corpo continua ad essere medium dell’esperienza sensoriale, ma smettiamo di prestare attenzione al percepire con chiarezza tutti gli stimoli che possono arrivare.
Il tatto nel bosco
Nel bosco, questa situazione di impoverimento sensoriale si ribalta.
L’ambiente naturale, infatti offre una quantità enorme di stimoli tattili differenti: in Natura le superfici sono irregolari, ci sono continui cambiamenti di temperatura e di umidità nell’aria, nel terreno mutano le consistenze e gli appoggi sono talvolta instabili.
Ci troviamo all’interno di un ecosistema vivo, in continuo cambiamento, sempre alla ricerca di equilibrio ed armonia.
Camminare su un sentiero naturale, per esempio, richiede un ingaggio corporeo completamente differente rispetto al movimento su superfici artificiali.
Quando camminiamo lentamente nel bosco, specialmente quando ci diamo l’intenzione di portare lo sguardo all’orizzonte senza guardare i nostri piedi, scopriamo che proprio i nostri piedi sono in grado di adattarsi continuamente a ciò che trovano – e di conseguenza lo è il nostro corpo.
Il terreno cambia e il peso del corpo si redistribuisce, mentre l’equilibrio si modifica passo dopo passo.
Anche le mani tornano gradualmente a percepire: la ruvidità della corteccia degli alberi, la morbidezza del muschio, la temperatura delle pietre, la consistenza delle foglie.
In questo contesto, il tatto smette di essere un senso marginale e torna ad essere una forma diretta di relazione con l’ambiente; un mezzo privilegiato per fare esperienza del mondo intorno a noi.
Il contatto e la presenza
Il tatto ha una caratteristica particolare rispetto ad altri sensi: secondo la nostra esperienza, infatti, è molto raro riuscire a toccare qualcosa senza essere presenti, almeno in parte.
Quando tocchiamo portando l’attenzione sulle nostre mani e sulle caratteristiche di ciò che stiamo toccando, il focus si sposta spontaneamente al corpo e al momento presente.
E, forse, è proprio per questo motivo che il contatto con la Natura può avere un effetto così concreto sulla percezione di sé.
Non tanto perché ci “disconnettiamo dalla mente” – cosa che sempre secondo la nostra esperienza ci risulta piuttosto complicata – ma perché il corpo torna gradualmente a occupare il giusto spazio all’interno della nostra esperienza.
Non c’è da stupirsi se molte persone, durante un’esperienza di Forest Bathing, esprimono a parole proprio questa sensazione: quella di sentirsi più presenti, più radicate, più connesse con ciò che le circonda.
Spesso, questo processo non avviene attraverso pratiche complicate, ma grazie a esperienze molto semplici, che riportano l’attenzione ai sensi: per esempio, camminare lentamente ascoltando le informazioni che arrivano ai propri piedi, oppure appoggiare una mano su un albero, percependo la qualità della corteccia.

Tornare alla concretezza sensoriale
Il contatto con la Natura ci riporta anche a una forma di esperienza meno astratta.
Nel quotidiano, siamo continuamente immersi in immagini, pensieri, informazioni e stimoli cognitivi.
Il bosco, invece, richiama costantemente la percezione di un linguaggio concreto e immediato; e questa concretezza sensoriale ha anche un effetto regolatore sul nostro sistema nervoso.
Quando siamo immersi in un ambiente naturale, l’attenzione smette gradualmente di disperdersi e torna a radicarsi nell’esperienza diretta, in quello che chiamiamo il “qui e ora”.
Ed è anche per questo che sono molte le persone che negli anni abbiamo sentito descrivere il contatto con la Natura come fosse un ponte che “riporta a sé”.
Una pratica di contatto in Natura
La prossima volta che ti trovi nel bosco, potresti rallentare progressivamente la velocità dei tuoi passi.
Trovare un luogo che senti adatto a te e fermarti per qualche istante ad ascoltare gli stimoli che arrivano.
Quando ti sentirai pronta/o, potresti scegliere un elemento naturale con cui entrare in contatto: potrebbe essere una pietra, la corteccia di un albero, il terreno, una piuma, una foglia, il muschio… ciò che vuoi.
Prima di nominarlo mentalmente o interpretarlo, porta la tua attenzione sull’elemento e osserva:
- la sua temperatura,
- la sua consistenza,
- il suo peso,
- la sua rigidità o morbidezza.
Rimani in ascolto e, infine, porta l’attenzione sulle sensazioni che emergono nel corpo.
Resta per qualche istante in questo contatto diretto, senza cercare altro.
Spesso, l’aspetto più complicato di queste pratiche apparentemente così semplici è farle senza pregiudizio; tornare ad essere quel piccolo bambino che prende in mano gli oggetti per fare esperienza del mondo che lo circonda.
Conclusione
Nel Forest Bathing, il tatto ci porta alla memoria qualcosa di molto semplice: il corpo non è soltanto il mezzo attraverso cui attraversiamo il mondo, ma anche lo strumento principale attraverso cui lo percepiamo.
Grazie al contatto con la Natura, possiamo gradualmente uscire da una modalità di esperienza orientata all’aspetto mentale e ritrovare una relazione più concreta, sensoriale e diretta con ciò che ci circonda.
E possiamo farlo toccando e lasciandoci toccare, dandoci l’intenzione di tornare a sentirci connessi con noi stessi e con ciò che ci circonda.