Con questo articolo inauguriamo un ciclo di approfondimenti dedicati ai sensi e al Forest Bathing.
Un percorso attraverso il quale esploreremo il modo in cui la Natura può aiutarci a modificare la nostra percezione e il rapporto con ciò che ci circonda.
Introduzione
Immagina di trovarti fermo a un semaforo nel centro di una grande città, in attesa di attraversare una strada trafficata: per qualche secondo, porta il focus su tutti i suoni che le tue orecchie potrebbero essere in grado di percepire.
Molto probabilmente ti accorgerai che identificarli distintamente non è così semplice.
Nella nostra vita quotidiana, infatti, siamo costantemente immersi in una quantità continua di rumori, parole, notifiche e informazioni sonore; e siamo così abituati a ricevere stimoli incessanti, che abbiamo smesso di ascoltare attivamente.
Questo, nella pratica, significa che il nostro sistema nervoso ha imparato a filtrare i suoni caotici e a lasciarli “sullo sfondo”, restando di fatto in uno stato di attenzione passiva costante.
Con il tempo, questa condizione diventa la nostra normalità: ci abituiamo a vivere dentro un paesaggio sonoro saturo, in cui il silenzio è raro e, ancora di più, l’ascolto profondo – partendo proprio dall’ascolto di sé.
Ma quando ci troviamo in Natura, per esempio quando entriamo in un bosco, qualcosa cambia: non perché improvvisamente non ci siano più suoni, ma perché la qualità del nostro ascolto si trasforma.
Nel bosco possiamo riconoscere suoni noti alla nostra specie da milioni di anni e in questa sinfonia il nostro sistema nervoso parasimpatico si riattiva, invertendo il processo: anziché subire i suoni, torniamo ad ascoltare attivamente.
Sentire non è ascoltare
Dal punto di vista fisiologico, il nostro sistema uditivo è sempre attivo: anche quando dormiamo, le nostre orecchie sono effettivamente in grado di percepire suoni e vibrazioni.
Quando parliamo di “sentire”, quindi, parliamo di un processo che il nostro corpo porta avanti passivamente, in modo pressoché automatico.
L’azione di ascoltare, invece, come suggerisce anche l’etimologia stessa della parola, è il processo inverso: poiché richiede presenza, attenzione – e disponibilità effettiva all’ascolto attraverso l’organo deputato all’udito – è un processo attivo, che nasce da una nostra decisione cosciente.
Ma c’è di più: nella vita quotidiana ascoltiamo quasi sempre in modo funzionale con l’obiettivo di capire, rispondere, reagire o anticipare qualcosa e in quest’ottica l’ascolto diventa un mero strumento orientato all’azione.
Nel bosco, invece, questa modalità cambia.
In assenza di un pericolo concreto, non c’è nulla da interpretare rapidamente o a cui dover rispondere nell’immediato e possiamo tornare ad ascoltare per ascoltare, senza bisogno di filtrare i suoni naturali.
Gradualmente, ci sentiamo più connessi con noi stessi e con ciò che ci circonda.


Il paesaggio sonoro della Natura
Senza alcun dubbio, il bosco è un ambiente tutt’altro che silenzioso.
E se non ci credi, ti invitiamo ad immaginare proprio adesso di essere dentro a un bosco: foglie mosse dal vento, corsi d’acqua, suoni di insetti, richiami vicini o lontani di uccelli o di altri animali selvatici…
Ebbene, dovremmo essere d’accordo se parliamo del bosco come di un paesaggio sonoro ricco, dinamico e vivo.
Questo tipo di stimoli sonori viene percepito in modo molto diverso rispetto ai rumori artificiali a cui siamo esposti ogni giorno nelle grandi città.
Molti suoni urbani sono improvvisi, ripetitivi o invasivi e richiedono al nostro sistema nervoso uno stato costante di vigilanza, che frammenta necessariamente la nostra attenzione.
I suoni naturali, invece, tendono ad avere ritmi più organici e decisamente meno aggressivi; non interrompono continuamente la nostra percezione, ma la accompagnano direzionandola verso i diversi stimoli che arrivano.
Anche per questo, dentro al bosco spesso riusciamo a sperimentare una sensazione di calma da un punto di vista fisico e mentale, e ci sentiamo più in sintonia.
Quando il rumore interno si abbassa
Ma l’ascolto profondo non riguarda soltanto ciò che accade fuori di noi.
Riguarda in primo luogo ciò che accade dentro di noi.
Quando il livello di stimolazione si abbassa e il nostro sistema nervoso si rilassa, iniziamo a percepire qualcosa che normalmente resta coperto dal rumore quotidiano continuo: il ritmo del nostro respiro; le tensioni che legano il corpo; o ancora, il nostro dialogo interno.
All’interno di un’esperienza di Forest Bathing, spesso invitiamo i partecipanti a darsi l’intenzione di attivare un ascolto profondo per aprirsi alla possibilità di accedere all’ascolto di sé, dell’altro e di ciò che li circonda.
Per attivare questo processo, non serve raggiungere un “silenzio totale” nella nostra mente – cosa che peraltro è davvero difficile, se non impossibile – ma piuttosto creare le condizioni per ampliare il nostro focus e poter scegliere consapevolmente che cosa vogliamo ascoltare veramente.
Una pratica di ascolto nel bosco
La prossima volta che ti trovi in Natura, ti invitiamo a fermarti per qualche minuto, senza fare nulla.
E se dopo qualche minuto avvertirai forte l’impulso di iniziare a fare qualcosa, considera che è del tutto normale perché:
- nella nostra società viviamo il tempo del non fare come un tempo non produttivo e, quindi, sostanzialmente inutile;
- non siamo più capaci a stare fermi a lungo, perché riceviamo perennemente stimoli a cui rispondiamo senza sosta, anche a livello inconscio (se ti allenerai ad ascoltare anche le più piccole reazioni del tuo corpo, capirai ciò di cui stiamo parlando).
Quindi, valuta se per te è ok rimanere ancora fermo e, se la risposta è sì, progressivamente porta la tua attenzione sui suoni che riesci a percepire.
Non cercare immediatamente i suoni più vicini; porta l’attenzione prima ai suoni più lontani.
E resta lì, in ascolto.
Lentamente, lascia che l’attenzione si avvicini ai suoni intorno a te: dai piccoli movimenti del bosco, fino ad arrivare ai suoni del tuo corpo e del tuo respiro.
Rimani in ascolto per il tempo di cui hai bisogno. Non c’è nulla da interpretare o da raggiungere.
C’è soltanto l’esperienza dell’ascolto pieno.
Conclusione
Quando scegliamo di ampliare la qualità del nostro ascolto, possiamo vivere un’esperienza molto profonda.
All’interno di un bosco, questo processo è facilitato e sostenuto da un ambiente favorevole alla vita.
L’ascolto così inteso passa da gesto biologico funzionale, a possibilità di sperimentare la presenza.
E forse è proprio da qui che nasce quella sensazione così difficile da spiegare che molte persone provano in Natura: la sensazione di un ascolto pieno, che ci mette in relazione con noi, con gli altri e con tutto ciò che ci circonda.