Il nostro viaggio attraverso i cinque sensi e il Forest Bathing arriva al gusto. Un senso difficile da esplorare direttamente nel bosco, ma che apre una prospettiva diversa sul significato stesso di “gustare”.
Introduzione
Tra i cinque sensi, il gusto è probabilmente quello che trovo più difficile coinvolgere durante i nostri laboratori esperienziali ispirati al Forest Bathing.
Il motivo è piuttosto semplice: in Natura non sempre possiamo assaggiare ciò che troviamo.
Quello che potrebbe sembrare un limite, però, permette di spostare l’attenzione dall’atto di assaggiare a qualcosa di più ampio: che cosa significa realmente gustare?
Spesso mangiamo senza prestare particolare attenzione; magari di corsa, mentre scorriamo i social, lavoriamo o stiamo già pensando alla lista delle cose da fare dopo.
In tutti questi casi abbiamo mangiato, certo.
Ma quanto spazio abbiamo realmente dato al senso del gusto?
Il tempo necessario per sentire un sapore
Per percepire pienamente ciò che abbiamo in bocca serve tempo.
La lingua, infatti, riconosce i gusti fondamentali, ma quella che comunemente chiamiamo esperienza del sapore è molto più complessa. Partecipano la temperatura, la consistenza e gli aromi che, durante la masticazione, raggiungono il sistema olfattivo anche attraverso la parte posteriore della bocca.
Se mangiamo velocemente o con l’attenzione impegnata altrove, una parte di queste informazioni può semplicemente passare inosservata.
Il cibo non cambia, ma cambia il nostro modo di percepirlo.
Mangiare non significa necessariamente gustare
C’è un aspetto del verbo gustare che trovo particolarmente interessante: utilizziamo questo termine anche quando non parliamo di cibo.
Per esempio, possiamo gustarci un momento, una pausa, una conversazione, una giornata o una vacanza.
Nel linguaggio comune, quindi, gustare descrive anche un modo di vivere un’esperienza. E la differenza tra fare qualcosa e gustarsela sembra avere molto a che fare con il tempo e con l’attenzione che dedichiamo all’esperienza stessa.
Quando siamo di fretta continuiamo a mangiare, camminare, parlare, fare. Ma più velocemente passiamo da un’azione all’altra, più facilmente alcune sfumature dell’esperienza passano inosservate.
Durante un’esperienza di Forest Bathing questa differenza diventa evidente già dalle prime pratiche.

Cosa c’entra tutto questo con il Forest Bathing?
Nei nostri laboratori trascorriamo intenzionalmente del tempo per “non fare”.
Non perché debba necessariamente accadere qualcosa, ma perché, rallentando e mettendoci in ascolto con apertura e senza un obiettivo specifico, iniziamo spesso a percepire dettagli che al nostro arrivo erano passati inosservati: un suono più lontano, un movimento tra le foglie, una variazione della luce, una sensazione nel corpo, o un’emozione che non avevamo ancora del tutto chiara.
Anche l’esperienza del gusto ha bisogno di tempo, perché tutte le sue sfumature possano essere percepite.
Ed è questo l’aspetto che trovo interessante esplorare nel Forest Bathing: non tanto che cosa possiamo assaggiare nel bosco, ma quanto siamo capaci di gustare un’esperienza.
Il senso del gusto nei nostri laboratori esperienziali
Durante i nostri laboratori propongo una pratica di apertura sensoriale che porta, uno alla volta, l’attenzione sui cinque sensi, dando ai partecipanti la possibilità di esplorarne e ampliarne le capacità percettive.
Quando arriviamo al gusto, però, le possibilità si riducono.
Qualche volta, invito a respirare con la bocca aperta, con l’intenzione di percepire con la lingua tutti i gusti presenti nel bosco. In alternativa, propongo anche di appoggiare un dito sul sottobosco e portarlo poi sulla punta della lingua.
Mentre affido queste indicazioni, osservo il gruppo e, nella stragrande maggioranza dei casi, viene privilegiata la prima possibilità. Sono davvero pochi i partecipanti che portano effettivamente il dito alla lingua.
Anche nelle restituzioni al termine di questa pratica, il gusto è quasi sempre il senso per il quale risulta più difficile descrivere una percezione precisa, a meno che qualcuno non abbia scelto di portare qualcosa alla bocca.
Per questo, laboratorio dopo laboratorio, ho introdotto una possibilità diversa: respirare con la bocca aperta con l’intenzione di gustare il bosco, lasciando spazio anche all’immaginazione.
Non si cerca più soltanto uno stimolo gustativo materialmente presente nell’ambiente, ma alla percezione sensoriale si affianca quella immaginativa: ciò che conosciamo, ricordiamo o associamo a quel luogo entra a far parte dell’esperienza.
Il gusto diventa così l’unico dei cinque sensi per il quale, durante i nostri laboratori, ricorro esplicitamente anche all’immaginazione per ampliarne l’esplorazione.
Tornare a gustare
Il gusto rimane probabilmente il senso più difficile da coinvolgere direttamente in un laboratorio di Forest Bathing, a meno che non si integri con attività legate all’ambito del foraging.
Eppure proprio questa difficoltà mette in evidenza qualcosa che riguarda anche gli altri sensi: percepire uno stimolo e farne realmente esperienza non sono necessariamente la stessa cosa.
Possiamo avere un sapore in bocca senza prestarvi attenzione, così come possiamo attraversare un bosco lasciandoci sfuggire gran parte di ciò che accade dentro e fuori di noi.
Assaporare richiede tempo e attenzione.
Forse è anche per questo che nel lessico comune abbiamo preso in prestito dal gusto una parola per descrivere esperienze che con il cibo non hanno nulla a che fare.
Perciò, possiamo concludere che gustare significa anche concedersi il tempo di accorgersi di ciò che si sta vivendo.