Quando i cambiamenti sembrano la normalità
Negli ultimi dieci anni il contatto con la Natura ha accompagnato cambiamenti profondi nel mio modo di vivere. Oggi, alcuni di questi cambiamenti mi sembrano talmente normali e radicati che rischio di dimenticare come stavo prima, quanto fosse diverso il mio rapporto con me stessa, con gli altri e con il mio corpo.
Ma, quando mi fermo un attimo per guardare il percorso fatto, mi rendo conto di tutti i passi che mi hanno portata fino a qui. Riconosco capacità che un tempo non sapevo di poter allenare e modi di affrontare la quotidianità che ho imparato attraverso la formazione, le ore trascorse da sola nel bosco e l’esperienza maturata dal 2019 ad oggi, accompagnando gruppi in Natura.
In questo percorso hanno sicuramente avuto un ruolo importante anche la maternità, la Mindfulness, la meditazione, l’Ecosomatic Coaching, la Pratica di Lavoro Organico e la Danza Sensibile®. E il bosco è stato il teatro in cui molte di queste esperienze hanno potuto incontrarsi e diventare parte della mia vita.
Ho deciso di condividere queste mie riflessioni, partendo dal cambiamento più eclatante, quello che più di tutti ha rivoluzionato la mia vita: l’ascolto.

Imparare ad ascoltarmi
Durante la formazione per diventare guida di Forest Bathing e successivamente nel percorso di Ecosomatic Coaching, ho iniziato a fare esperienza di un ascolto rivolto a me stessa. Ho imparato progressivamente a riconoscere ciò che accadeva dentro di me, a prestare attenzione a sensazioni e reazioni che prima attraversavo senza comprenderle davvero.
È stata una scoperta enorme. Prima, in un certo senso, navigavo a vista, senza avere il controllo della mia “nave”. Vivevo quello che mi succedeva, ma conoscevo poco i meccanismi attraverso cui rispondevo agli eventi. Ascoltarmi mi ha permesso di conoscermi più a fondo e questa rimane per me l’esperienza più importante di tutte, anche perché ha segnato un vero e proprio inizio.
Avendo fatto esperienza diretta di questo tipo di ascolto pieno, ho potuto portare questa attenzione anche nelle relazioni. E da questo punto di vista, devo molto anche alla maternità, che mi ha insegnato ad essere davvero presente nell’ascolto dei bisogni dei miei figli, anche quando la loro comunicazione non passava dalle parole.
Al Forest Bathing devo, invece, la capacità di un ascolto pieno all’ambiente, la possibilità di percepire ciò che mi circonda con una disponibilità che prima non avevo.
Senza alcun dubbio, condurre gruppi in Natura mi ha permesso di allenare continuamente questi tre livelli di ascolto: di me stessa, delle altre persone e dell’ambiente intorno.
Mentre accompagno un gruppo, il mio ascolto comprende anche ciò che sta accadendo in me e le condizioni del luogo in cui ci troviamo. E questa stessa attenzione entra nel mio modo di condurre i laboratori di Forest Bathing Liguria, di proporre le pratiche e di stare con le persone all’interno delle nostre esperienze immersive.
Ascoltare le persone, oltre le parole
L’esperienza con i gruppi mi ha insegnato anche ad osservare le persone con un ascolto aperto, con l’intenzione di sospendere il mio giudizio. Un gesto, una postura, il ritmo di un movimento possono aggiungere informazioni a quello che ci viene detto, e me ne accorgo soprattutto quando lascio spazio all’osservazione, senza affrettarmi a dare un significato a tutto ciò che vedo.
Questa disponibilità mi aiuta a creare una connessione: ciò che colgo oltre il verbale rimane qualcosa da ascoltare e comprendere nella relazione, con attenzione, senza presumere di sapere già che cosa l’altra persona stia vivendo.
Anche Team Building Natura®, il progetto con cui accompagniamo i team aziendali attraverso esperienze in Natura, mi ha dato molte occasioni per approfondire questa capacità. In un gruppo di colleghi, l’ascolto comprende anche le dinamiche tra persone: come si danno spazio, come accolgono un contributo, come reagiscono a una difficoltà. Prestare attenzione a questi scambi mi aiuta a comprendere ciò che accade nel gruppo, oltre a quello che ciascuno esprime a parole.
Sembra incredibile, ma accompagnare gli altri mi ha riportata più volte all’ascolto di me stessa.
E mi ha fatto comprendere che la qualità del mio ascolto dipende anche da quanto riesco a riconoscere ciò che io sto portando nell’incontro: le mie aspettative, interpretazioni, tensioni.
Rimanere distaccati, ma presenti richiede un allenamento continuo, che porto avanti ogni volta che ho l’occasione di condurre un gruppo.
Conoscere il mio modo di funzionare
Ho trascorso ore da sola nel bosco, in silenzio, restando in contemplazione della Natura. Insieme alla Mindfulness e alla meditazione, queste esperienze mi hanno aiutata a conoscere meglio il mio modo di funzionare: quali meccanismi si attivano dentro di me in risposta a ciò che accade fuori.
Negli ultimi sei anni mi ha accompagnata anche quotidianamente la Pratica di Lavoro Organico di Maia Cornacchia, attraverso la presenza, l’attenzione allertata, l’apertura e l’intenzione. Ho sperimentato queste qualità nel corpo e nella relazione con ciò che incontravo, allenando da una parte la mia capacità di stare senza fare e, dall’altra, quella di stare semplicemente con quello che c’è.
Quando mi concedo questo tempo, posso accorgermi di una reazione automatica che si innesca in risposta a un determinato evento, dandomi la possibilità di scegliere in che modo agire. Posso osservare un pensiero, sentire un’emozione e lasciare che qualcosa si chiarisca prima di decidere che cosa fare concretamente.
Per me questo è un cambiamento molto importante: conosco meglio ciò che mi muove e posso partecipare alle mie scelte con maggiore consapevolezza, osservando eventuali automatismi.
Un modo più semplice di vivere
Fino ai miei 30 anni, vedevo la vita come una sfida, una lotta da vincere, qualcosa da conquistare attraverso sforzo e sacrificio. Questa attitudine mi chiedeva di spingere continuamente, anche quando avrei solo avuto bisogno di fermarmi e ascoltare.
Con il tempo, poi, ho imparato a lasciare sedimentare pensieri, emozioni, e sensazioni prima di scegliere dove dirigermi. E ho scoperto che posso anche lasciarmi accompagnare dagli eventi, quando la direzione che prendono mi fa stare bene. Che non tutto deve essere anticipato o deciso subito. La fretta mi lascia meno spazio per comprendere quello che desidero e quello che una situazione mi sta chiedendo.
E, pazzescamente, vivere è diventato più semplice.
La fatica continua a esserci, ma oggi le presto un’attenzione diversa. Quando qualcosa diventa persistentemente difficile e pesante, mi chiedo se ne valga la pena, se quella scelta mi appartenga ancora, o se abbia bisogno di cambiare il modo in cui la sto affrontando.
Anche ciò che desidero può richiedere impegno e attraversare momenti difficili, certo. Ma pormi questa domanda mi aiuta a riconoscere dove voglio investire le mie energie e dove sto continuando a sforzarmi senza più sapere perché.

Il corpo attraverso cui faccio esperienza
Un altro cambiamento profondo riguarda il rapporto con il mio corpo. Un tempo lo consideravo soprattutto un involucro che doveva corrispondere ai canoni di bellezza della società. Oggi lo sento come un tempio sacro: me ne prendo cura, imparo ad accoglierlo e lo ringrazio perché mi permette di fare esperienza concreta e materiale di tutto ciò che vivo.
La conoscenza della Danza Sensibile® ha avuto un ruolo importante in questo passaggio. La ricerca del movimento consapevole mi ha portata a prestare attenzione anche a gesti minimi: il modo in cui appoggio un piede a terra, la qualità della mia camminata, il respiro e il suo rapporto con la mia postura.
Appoggiare una mano su qualcuno può diventare un’esperienza di ascolto. Posso accorgermi della qualità del contatto, della pressione, della mia disponibilità a sentire ciò che incontro. Ho iniziato a comprendere quanto le mani siano capaci di percepire e quanto spesso, prima, attraversassi il contatto senza fermarmi a riconoscerlo.
Anche le tensioni e gli irrigidimenti sono diventati più leggibili. Oggi posso notare come il corpo risponde a qualcosa che accade, oppure riconoscere un’espressione di sforzo in un momento che non richiede tutta quella fatica. Accorgermene mi permette di provare ad allentare la tensione e a trovare una qualità diversa nel gesto che sto compiendo.
E in questo la lentezza mi aiuta a cogliere moltissimi dettagli; quando sono di corsa, mi resta poco tempo per gustare ciò che vivo. Attraverso il movimento consapevole ho imparato a dare valore anche a quello che accade in un gesto piccolo, a una sensazione che prima sarebbe passata inosservata, in mezzo a tutte le altre.
Riconoscere ciò che è diventato quotidiano
Ascoltarmi, lasciare sedimentare una decisione, accorgermi di una tensione: oggi fanno parte del mio modo di vivere. Proprio questa familiarità a volte può farmi dimenticare che c’è stato un tempo in cui non sapevo nemmeno di poterlo fare.
Riconoscere questo percorso mi permette di dare valore alle esperienze e alle persone che lo hanno reso possibile. Sono grata per tutto ciò che ho potuto imparare fino ad oggi e per la Natura dentro e fuori di me, che mi ha accompagnata quotidianamente in questo percorso.
Ed è da questa esperienza personale che nasce anche il mio modo di accompagnare le persone nei laboratori: conosco il valore che queste pratiche hanno avuto nella mia vita e so che ciascuno le incontrerà a modo proprio.
Scrivere queste riflessioni mi ha fatto tornare a quando ascoltarmi era ancora una possibilità da scoprire, vivevo ogni difficoltà come una lotta e conoscevo poco ciò che il mio corpo mi raccontava.
Quello che oggi mi viene più naturale ha richiesto tempo, pratica e la disponibilità a rimettere in discussione abitudini radicate. Guardare indietro mi restituisce la misura di quel cambiamento. Mi ricorda quanto conta, nella mia vita di oggi, tutto ciò che ho imparato lungo la strada.
E ripensando alle parole della cara Maia Cornacchia, mi accorgo che in questi anni ho davvero lasciato che il cammino si facesse sotto i miei piedi.
Sempre in ascolto,
Lara