Continua il nostro viaggio attraverso i cinque sensi e il Forest Bathing. Dopo aver esplorato l’udito e il tatto, è il momento dell’olfatto: il senso che più di ogni altro ha il potere di risvegliare ricordi, emozioni e quella sensazione difficile da descrivere che chiamiamo “sentirsi a casa”.
Introduzione
Ti è mai capitato di percepire un odore e ritrovarti all’improvviso in un ricordo che credevi di aver perduto?
Ancora prima di riuscire a collocare quell’odore, qualcosa dentro di te lo riconosce: è una strana sensazione di familiarità, come se una parte molto profonda di te sapesse già di cosa si tratta.
Per un attimo, ti sembra quasi di essere tornato in un altro tempo, in un altro luogo, in una parte di te che credevi di aver dimenticato.
L’olfatto possiede una caratteristica unica rispetto agli altri sensi: entra in relazione diretta con le aree cerebrali coinvolte nella memoria, nelle emozioni e negli stati interiori più profondi; un odore può trasportarci altrove, prima ancora che riusciamo a descriverlo razionalmente.
Nel Forest Bathing questa esperienza assume un valore particolare, perché il bosco è un ambiente ricco di stimoli olfattivi naturali, capaci di parlare direttamente alla nostra parte più umana.
E non è un caso che la parola uomo condivida la stessa radice etimologica di humus, la terra fertile.
Il corpo riconosce prima della mente
Dal punto di vista evolutivo, l’olfatto è uno dei sensi più antichi che possediamo.
Per milioni di anni, gli esseri viventi hanno utilizzato gli odori per orientarsi, riconoscere ciò che era sicuro o pericoloso, trovare nutrimento e percepire cambiamenti nell’ambiente.
Ancora oggi, il nostro sistema olfattivo conserva questa straordinaria capacità.
Quando inspiriamo un odore, l’informazione raggiunge rapidamente il sistema limbico, ossia l’insieme di strutture cerebrali coinvolte nella memoria, nelle emozioni e nei comportamenti istintivi.
Per questo motivo, alcuni odori riescono a evocare ricordi o sensazioni ancora prima che la parte razionale della mente abbia il tempo di interpretarli.
E il nostro cervello, in questi casi, non costruisce un ricordo; lo ritrova.
Respirare il bosco: molto più di un profumo
Quando entriamo in un bosco non respiriamo soltanto “aria buona”.
Entriamo in relazione con un ecosistema ricco di vita e risorse: l’odore della corteccia, l’umidità della terra, le foglie, il legno, la resina… Una complessa sinfonia di profumi che si modifica di stagione in stagione e che non possiede soltanto la caratteristica di essere piacevole.
Tra le sostanze che contribuiscono a creare il caratteristico profumo del bosco, infatti, troviamo anche i fitoncidi, composti organici volatili prodotti naturalmente dagli alberi e da molte altre piante.
Il loro nome deriva dal greco phyton (pianta) e dal latino caedere (uccidere): sono infatti sostanze che le piante rilasciano come naturale sistema di difesa contro batteri, funghi e insetti.
Per gli alberi rappresentano una vera e propria strategia biologica di sopravvivenza.
Negli ultimi decenni numerose ricerche — in particolare proprio quelle sviluppate in Giappone nell’ambito dello Shinrin-Yoku — hanno osservato come l’esposizione ai fitoncidi possa essere associata a una diminuzione dei livelli di cortisolo, l’ormone dello stress, a un migliore equilibrio del sistema nervoso autonomo e a un aumento temporaneo dell’attività delle cellule Natural Killer (NK), importanti per la risposta immunitaria del nostro organismo.
Se desideri approfondire questo tema, puoi leggere anche il nostro articolo dedicato ai fitoncidi nel Forest Bathing, in cui esploriamo più nel dettaglio il legame tra respirazione, qualità dell’aria e benessere psicofisico.
Ma, al di là dell’aspetto biologico, esiste anche una dimensione più sottile.
Respiare il bosco significa entrare a far parte di un ambiente che il nostro corpo percepisce come vivo, compatibile e non artificiale.
Ed è forse anche per questo che molte persone descrivono il bosco come un luogo in cui si sentono immediatamente più calme. O, più semplicemente, a casa.

Perché alcuni odori ci riportano nel passato
L’olfatto, come abbiamo accennato sopra, possiede un legame profondissimo con la memoria emotiva.
A differenza di molti altri stimoli sensoriali, un odore può evocare ricordi, sensazioni o stati interiori in modo immediato e involontario, perché una parte profonda della nostra esperienza li riconosce prima ancora che la mente li organizzi.
Più che un ricordo preciso, spesso ciò che emerge è una sensazione di familiarità. Come se quel particolare odore che abbiamo sentito appartenesse già alla nostra storia, anche se non sappiamo raccontarne il motivo.
Durante un’esperienza di Forest Bathing, in particolare nei momenti di contemplazione della Natura, immersi nel silenzio e con il focus sull’ascolto profondo di ciò che si muove dentro di noi, può accadere che emergano ricordi lontani, sensazioni legate alla nostra infanzia, oppure un senso di familiarità difficile da spiegare, ma anche una quiete inattesa.
Non sempre riusciamo a dare un nome a ciò che stiamo vivendo; ma la cosa più interessante è che spesso non è necessario farlo.
A volte, è sufficiente accorgerci che qualcosa dentro di noi si è riconosciuto, senza porsi troppe domande a riguardo, e restando con quello che c’è.
L’olfatto ci riporta anche nel presente
Paradossalmente, il senso più legato alla memoria è anche quello che ci riporta con maggiore facilità al momento presente: in effetti, se ci pensiamo, un odore esiste soltanto nel momento esatto in cui lo stiamo respirando.
Anche per questo motivo, durante un Forest Bathing, l’olfatto diventa una porta di accesso estremamente concreta alla presenza.
Respirare vicino alla corteccia di un albero. Percepire l’odore della terra dopo la pioggia. Accorgersi che l’aria cambia attraversando un tratto di bosco.
Sono esperienze semplici, ma capaci di riportare l’attenzione a ciò che stiamo vivendo in maniera gentile e senza sforzo.
Una pratica olfattiva in Natura
La prossima volta che ti trovi nel bosco, potresti avvicinarti a un elemento naturale che richiama la tua attenzione.
Può essere una foglia, la corteccia di un albero, il suolo, una pianta particolarmente profumata, il muschio: affidati al tuo istinto nella scelta.
Prima di nominare l’elemento scelto, fermati semplicemente a respirarne il profumo.
Non farti domande, non cercare spiegazioni sul perché lo hai scelto.
Rimani semplicemente in ascolto delle sensazioni che emergono e lascia che sia l’odore a raggiungere te.
Puoi sperimentare ad occhi aperti, oppure ad occhi chiusi, rimanendo in ascolto di tutto ciò che ti arriva.
E ricorda che, molto spesso, le sensazioni e le emozioni che proviamo valgono molto più di ciò che riusciamo a spiegare a parole.
Conclusione
L’olfatto è forse il senso più discreto e, allo stesso tempo, quello che riesce a raggiungerci più in profondità.
In Natura o all’interno di un bosco, i profumi della terra, del legno, delle foglie e della resina non sono soltanto molecole disperse nell’aria, ma possono diventare una soglia che ci conduce a una parte molto profonda di noi, prima ancora che al pensiero.
E quando contattiamo questa parte, nasce una sensazione familiare che ci fa sentire a “casa”.
In quell’istante, “casa” smette di essere soltanto un luogo fisico; diventa una sensazione che una parte profonda di noi riconosce, ancora prima che la mente riesca a darle un nome.
Questa per noi è la più grande magia del senso dell’olfatto.